Castello di Ama

Vigneti

Nel 1982 la gestione tecnica dell’azienda è affidata a Marco Pallanti, giovane agronomo, che nel giro di qualche anno diventa uno dei più stimati enologi toscani, fino ad essere consacrato, nel 2003, Winemaker of the year, come enologo d’azienda dalla Guida Vini d'Italia di Gambero Rosso e Slow Food. Iniziava, quindi, una lunga fase di studio per individuare con esattezza le potenzialità del territorio in modo da valorizzare la produzione. La divisione dei vari appezzamenti in parcelle omogenee e lo studio sull’andamento della maturazione indicarono la via da seguire: furono scelte le migliori zone dove coltivare il Sangiovese, facendosi guidare dall’obiettivo della qualità.

Contemporaneamente, iniziò la sperimentazione di varietà non tradizionali, Merlot, Chardonnay, Pinot per trovare, in quegli appezzamenti dove il Sangiovese era stato escluso, un'uva capace di esaltare il particolare terroir di Ama. In altre parole, la continua ricerca della zona più idonea a ciascuna varietà fa sì che ogni vino sia espressione fedele dello straordinario terroir di Ama.

Nel quinquennio 1982-1987 furono reinnestate circa 50mila piante, un'enormità se pensiamo che la densità per ettaro era di 2.800 viti. Un'altra pietra angolare nella costruzione del successo dei vini del Castello di Ama è rappresentata dalla ricerca di nuove forme di allevamento dei vigneti, finalizzate ad ottimizzare la maturazione delle uve. Nel 1982, per la prima volta in Italia, si vedono ad Ama delle viti dove la parete fogliare è sdoppiata a forma di V. Il sistema, detto a lira aperta per la somiglianza che il profilo della pianta assume con lo strumento musicale, era il frutto di studi effettuati in Francia e veniva proposta per vigne a bassa densità di impianto. Lo scopo è quello di incrementare il potenziale qualitativo delle uve attraverso una maggiore superficie fogliare esposta; la foglia, simile ad un pannello, catturerà più energia solare da cedere ai grappoli.

In pochi anni sono trasformati 23 ettari di vigneto coltivati soprattutto a Sangiovese. Come s'intuisce da queste premesse è la vigna che ha catalizzato, da subito, gli investimenti più cospicui. Una scelta che continua nel tempo grazie agli annuali investimenti di reimpianto e di cura dei vigneti.

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