Castello di Ama

Appunti

Quattro politico
di Marco Pallanti - Articolo uscito su Corriere Fiorentino del 27 aprile 2008

Le recenti vicende di Pontassieve, il moltiplicarsi di episodi di bullismo nelle nostre scuole così come la manifestazione inscenata da alcuni studenti di Bolzano, tesa ad abolire i voti al di sotto del quattro, meritano una riflessione sul nostro sistema educativo.
Per prima cosa sul ruolo della scuola; dobbiamo oramai prendere coscienza che alla scuola odierna, ed ancor di più all’Università, viene richiesto di catturare le simpatie degli studenti e perciò gli insegnanti sono costretti ad assecondare gli interessi degli “avventori” proprio come accade in un qualsiasi centro commerciale. Vivere in ambienti rassicuranti è diventato oramai obbligatorio e niente è più tranquillizzante di un numero e di una media aritmetica che certifichi inequivocabilmente gli stati di avanzamento della maturità dell’individuo.

Trovo che alla base di ciò vi sia il ruolo di conforto assunto della scienza e della tecnica intese come forme di specializzazione così qualificata da esser le sole a poter giungere a conclusioni certe ed emettere perciò l’unico vero giudizio sull’allievo come sul resto del mondo. La richiesta del quattro politico inoltre, qualora avessimo ancora dei dubbi, tende a far abdicare l’insegnante dal vecchio ma importantissimo ruolo di educatore per semplificargli la vita inducendolo ad arrivare, frettolosamente e senza passaggi intermedi, alle conclusioni del problema educativo. Un mero esercizio aritmetico, da macchina calcolatrice, con somme e divisioni e nessun coinvolgimento. Per questo motivo un odierno 2 viene visto come impossibile da correggere perché soltanto un mirabolante 10 porterebbe la media alla sufficienza mentre ieri, quello stesso voto, poteva portare con se importanti valori etici ed educativi. Forse dovremo rassegnarci perché sembra che le uniche certezze ci arrivino esclusivamente dalla scienza o per meglio dire da uno scientismo esasperato capace di auto-attribuirsi l’incontrovertibile possibilità di giudizio, l’uomo moderno diviene sempre più scienziato-specialista e vuole arrivare rapidamente alle conclusioni per cui niente meglio del numero può soddisfare questa esigenza.
Credo che sia necessario un ripensamento per rimettere tutto o quasi in discussione ma soprattutto per ritrovare attraverso uno sguardo più unificante il senso dell’esistenza. Un maggiore coinvolgimento ed una maggior percezione dell’abisso agostiniano potrebbero indurci ad una filosofia della vita forse per alcuni versi meno tollerante almeno su quei principi non negoziabili richiamati spesso da Papa Benedetto XVI perché come diceva Nietzsche la scienza nasce proprio dalla paura.

IndietroStampa la pagina28.04.2008